
Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Lancet(una delle più autorevoli) illustra come «una volta che quattro o più infezioni sono state introdotte in una nuova sede, c’è una probabilità superiore al 50% che si verifichi un focolaio».
Studio su casi di gennaio in Cina
Lo studio di modellistica matematica osserva la dinamica di trasmissione precoce dell’infezione e valuta l’efficacia delle misure di controllo per capire il potenziale di trasmissione in nuove aree. Il tasso di contagiosità del virus R0 (erre con zero) a Wuhan è diminuito dal 2,35 (una persona contagia più di 2 persone) di una settimana prima dell’introduzione delle restrizioni (il 23 gennaio 2020) a 1,05 il 31 gennaio. Quando il valore scende sotto 1, l’epidemia viene fermata. Gli scienziati hanno supposto che al 31 gennaio, quindi una settimana dopo la chiusura totale, il 94,8% della popolazione di Wuhan fosse ancora suscettibile al virus.
Un solo caso è troppo poco
Hanno visto che è meno probabile che un focolaio prenda piede dopo un singolo caso, dal 17 al 25% delle possibilità, e che potrebbero essere necessarie diverse “introduzioni” per stabilire un focolaio, perché un’elevata variazione a livello individuale nella trasmissione rende le nuove catene di contagio più fragili. Se la trasmissione è più omogenea, invece, con quattro o più individui infettivi che generano un numero simile di casi secondari, è probabile al 50% che si instauri un nuovo focolaio. Gli scienziati hanno accennato ai limiti della loro analisi, basata anche su dati presi dalle precedenti sindromi SARS e MERS.
Il commento
«Avere tali informazioni – scrivono gli studiosi — sarà prezioso per capire l’importanza di test diffusi o di sorveglianza sierologica, dell’identificazione rapida del caso e del successivo isolamento e di altre misure di controllo per ridurre la possibilità di successive catene di trasmissione». Questo studio segnala un possibile problema e ammonisce «di non abbassare la guardia», è anche vero però che appena usciti dall’emergenza, saremo molto più attrezzati di prima a valutare i casi, a svelare le catene e isolare e testare i pochi casi rimasti. Noi, come altri Paesi. Il famoso “paziente 0” che non è stato mai trovato, probabilmente sarà in futuro individuato e saranno fatti tamponi ai contatti e isolate le persone a rischio.
Sporadici casi in Cina
Proprio oggi per la prima volta dalla diffusione del coronavirus, la Cina non ha registrato alcun caso di contagio «domestico». Sono stati, invece, 34 i casi di positività arrivati dall’esterno, l’incremento giornaliero più grande nelle ultime due settimane. I 34 casi rispetto ai migliaia al giorno in un Paese che ha affrontato un’epidemia simile saranno monitorati e isolati. Da settimane i numeri sono limitati a qualche decina e l’epidemia non sta ripartendo.
Sicuramente anche da noi per qualche mese ancora dopo la fine della massa dei contagi la gente dovrà perlomeno osservare misure di igiene delle mani e superfici un po’ più rigorose e monitorare anche gli stati febbrili delle persone intorno. Ma quando il virus non circola più, non avremo il problema di incontrare individui potenzialmente infetti a ogni angolo di strada.
19 marzo 2020 (modifica il 19 marzo 2020 | 10:55)
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