четверг, 19 марта 2020 г.

Il virus e la sorte di colf e babysitter: licenziate al Nord, regolarizzate al Sud

Licenziamenti al Nord, dove molte colf e babysitter non vogliono più prendere bus e metro per paura del contagio e non vanno più a lavorare. Di fatto rinunciando al posto, spesso tornando nel loro Paese d’origine. Regolarizzazioni al Centro Sud, dove invece la paura dei controlli sulla quarantena nazionale ha spinto molte famiglie a mettere sotto contratto quelle persone che magari avevano in casa da anni ma in nero. La prima categoria di lavoratori colpita dalla conseguenze economiche del Coronavirus è proprio quella dei collaboratori domestici.

Due milioni di collaboratori domestici

Due milioni di lavoratori, nel 60% dei casi assunti senza contratto. Persone che si prendono cura dei nostri figli, dei nostri vecchi, delle nostre case, e non sono protette dal blocco dei licenziamenti che per due mesi riguarda tutti gli altri lavoratori. Che possono essere mandate via quasi su due piedi, in alcuni casi il preavviso è di otto giorni. E che adesso sperano nel buon cuore del loro datore di lavoro, che in alcuni casi continua a pagare lo stipendio anche se in casa non vengono più.

Gli aiuti del governo

Ma il buon cuore non è la regola. E allora la vera speranza è l’indennizzo di cui ha parlato nell’intervista al Corriere il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. Una somma che dovrebbe essere più bassa rispetto ai 600 euro al mese previsti per i lavoratori autonomi. Ma che non è stata ancora definita.

A Milano aumentano i licenziamenti di colf e baby sitter

A misurare i primi effetti del Coronavirus su questo settore è Assindatcolf, l’Associazione sindacale dei datori di lavoro domestico, cioè delle famiglie che assumono colf, babysitter e badanti. A Milano, dopo il 23 febbraio e rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, si registra un aumento dei licenziamenti del 12%. E questo perché, spiega il segretario Teresa Benvenuto, molti collaboratori sono tornati nel loro Paese d’origine e non sono stati sostituiti. Con le famiglie chiuse in casa c’è meno spazio. In alcuni casi, ma non sempre), anche meno bisogno.

Roma, aumentano le assunzioni

A Roma, sempre nello stesso periodo, si registra invece un aumento delle assunzioni pari al 30%. Solo una volta su tre si tratta di sostituzioni, cioè colf o babysitter che vengono prese per rimpiazzare chi è andato via. Negli altri casi si tratta con ogni probabilità di regolarizzazioni, di contratti fatti a persone che in realtà lavoravano con quella famiglia già da anni. Come mai proprio adesso, visto che questo è uno dei settori dove il nero è più diffuso? Per raggiungere il posto di lavoro anche colf e babysitter devono avere con loro l’autocertificazione che indica non solo dove vivono loro ma anche l’indirizzo dell’«ufficio», in questo caso la casa dove lavorano. E diverse famiglie — forse sopravvalutando l’efficacia dei controlli, forse no — hanno pensato che da una semplice verifica per strada sulla colf si potesse risalire a quel rapporto di lavoro in nero con tutti i rischi del caso. Di qui la scelta di mettere in regola. Un’avvertenza: sia i dati di Milano che quelli di Roma vengono considerati parziali ma indicativi. Rappresentano cioè la tendenza non solo delle due città ma anche delle relative aree geografiche, il Nord da una parte, il Centro Sud dall’altra.

Cento euro anche per colf e baby sitter?

Resta da chiarire una cosa. Dalla lettura del decreto che il governo ha messo in campo per aiutare 14 milioni di lavoratori, sembra che il contributo da 100 euro netti per chi a marzo ha continuato a lavorare sul posto senza scegliere lo smart working, spetti anche ai lavoratori domestici. In realtà ci sono dei dubbi interpretativi. In ogni caso quella somma non dovrebbero essere pagata dalle famiglie, visto che il bonus avrebbe la forma di uno sconto sulle tasse. E quindi? Nella maggior parte dei casi colf e babysitter non pagano tasse perché sono sotto la soglia minima di reddito annuo, 8 mila euro, la cosiddetta no tax area. Dovrebbero presentare la dichiarazione dei redditi, che chi è nella no tax area non è tenuto a fare, solo per avere diritto a questo sconto. Ma il meccanismo forse è troppo complicato.

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